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Il mio primo nipple

Il mio primo nipple

Era da tempo che pensavo di farmi fare un nipple, il capezzolo sinistro, sul cuore, insieme alla mia ex, che chiaramente all'epoca non era ancora diventata la mia ex.

Ci eravamo lasciati poco prima che partissi per Trieste per motivi di studio, ed una volta là, tra la depressione post rottura e quella dovuta alle fredde e ventose giornate invernali incominciai a pensare ad una body mod per voltare pagina nella mia vita sentimentale. Dopo un periodo di tira e molla tra decisione e tentennamenti, all'inizio della primavera, avevo finalmente deciso di prepararmi all'estate sulle spiagge di Barcola e Sistiana con un piercing, anche se l'idea di affrontarlo da solo mi spaventava un po'.

Cercai su internet un tattoo center che fosse vicino, e che sembrasse affidabile ed in breve trovai attraverso un motore di ricerca dedicato ai tatuatori italiani Skin Planet e siccome era vicino alla casa che avevo preso in affitto decisi di provare ad andare a vederlo.

La prima impressione fu buona, di un posto professionale ed igienico, cosa per me essenziale.

Il piercer mi chiese se volessi fare un capezzolo od entrambi perché per la sua esperienza, spiegò, era meglio farli tutti e due assieme, se si voleva farne due. Rimandai la scelta ad più tardi.

Così decisi, con qualche incertezza e paura, di fissare un appuntamento per la settimana dopo.

Il giorno previsto tirava la "boretta" come la chiamano i triestini, quando secondo loro non merita di essere considerata una vera bora, a più di 100 km l'ora. Sarà che non c'ero abituato ma per me era un vento che portava via. Erano le 11 di mattina. Mi ero sforzato di fare colazione, anche se mi sentivo lo stomaco chiuso per la tensione, ed avevo puntato sui dolci al cioccolato, che vanno giù sempre, anche la notte prima degli esami.

Arrivai allo studio senza essere trascinato in mare ed entrai.

Non c'era nessuno davanti a me e decisi di non decidere: rimandai ancora il momento di scegliere se farmi fare entrambi i capezzoli:

Intirizzito, mi sentii rinfrancare dall'essere al chiuso ed al caldo e potei togliere sciarpa e giacca a vento. Il piercer mi domandò se volessi farmi uno o due piercing ai capezzoli, gli spiegai che avevo deciso di farmi fare il primo, e se fossi riuscito a sopportarlo anche il secondo. Allora lui mi fece accomodare nella saletta, separata dalla sala d'aspetto, dove mi spogliai togliendo felpa, camicia e maglietta e mi accomodai sulla poltroncina, che fu coperta da un lenzuolo di cara usa e getta.

Il piercer mi fece scegliere il gioiello, un ferro di cavallo ricurvo in acciaio chirurgico, da inserire orizzontalmente nel capezzolo.

Mi chiese da quale volessi iniziare ed io scelsi il sinistro, chiedendomi chi me lo facesse fare di farmi bucare un posto così sensibile, vista che sino ad allora non mi ero fatto forare nemmeno i lobi delle orecchie.

Disinfettò con una garza di cotone imbevuta di Citrosil, od un altro analogo disinfettante verdastro il cui odore mi ricordava spiacevolmente gli ospedali. Pulì e sterilizzò l'area e marcò con una penna apposita i punti di ingresso e di uscita.

Prese un ago cannula in una confezione sterile e lo aprì davanti ai miei occhi.

Lo appoggiò alla pelle e mi chiese se ero pronto, e quando annuii mi disse di fare tre respiri profondi. Chiusi gli occhi. Uno. Due. Tre. Al tre procedette a forare il capezzolo.

Una scossa elettrica mi attraversò per un attimo, però sembrò attraversarmi tutto il corpo.

Era stato non doloroso, ma quasi come quando si urta con un gomito uno spigolo prendendo in pieno un nervo.

Data le relativa facilità del primo, informai l'artista che visto che ormai ero single, avrei fatto anche quello della mia purtroppo ex ragazza, con un gioiello identico al primo.

Era arrivato il turno del secondo piercing.

Anche il capezzolo destro fu disinfettato con una garza, migliore del cotone perché non si corre il rischio di lasciare in giro dei pilucchi. Poi marcò i punti di ingrasso ed uscita a penna.

Il piercer prese un nuovo ago cannula in un'altra confezione sterile e lo aprì, come il primo, davanti ai miei occhi.

Appoggiò l'ago alla pelle, ed io mi costrinsi a tenere gli occhi aperti. L'artista contò di nuovo fino a tre, e mentre espiravo inserì l'ago. Sentii distintamente l'acciaio attraversare la pelle come un fuoco freddo, ed uscire finalmente dall'altra parte.

Era stato più doloroso e lungo del primo, o almeno così mi era sembrato, ma anche questo tutto sommato sopportabile.

Questo mi dette la conferma che il secondo piercing al capezzolo fa più male del primo, anche se l'artista mi ha detto che la cosa è soggettiva, e che per alcuni è vero il contrario.

Mi spiegarono le procedure per curarlo sino alla guarigione completa, che di solito richiede circa un mese, ossia tenerlo pulito con un sapone antibatterico ed evitare sabbia ed altre cose che potessero infettare la ferita ancora fresca, e mi dettero anche un pieghevole che ripeteva gli stessi concetti. Non ho ancora capito come potessero pensare che uno andasse in spiaggia con quel tempo a meno di non essere una foca od un tricheco. Suppongo fossero raccomandazioni per tutte le stagioni.

In due estati in spiaggia non mi hanno mai dato alcun problema.

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submitted by: Anonymous
on: 31 Jan. 2008
in Nipple Piercing

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Artist: +
Studio: skin+planet
Location: trieste

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